Su una strada fuori città, in una notte di pioggia e nebbia, ci troviamo improvvisamente “ai confini della realtà”, qualcosa di straordinario avviene, destinato a mutare radicalmente la visione del mondo (si comincia e si termina con un diverso ordine della creazione) e, quindi, la qualità della vita: un incontro umano profondo. Ma sembra l’incontro con un alieno. Harry (uomo di carriera in crisi familiare) si incontra con George (ragazzo down scappato dall’istituto per handicappati in cui era stato internato alla morte della madre), un essere assolutamente diverso, a sé contrario, un altro assoluto. Il cane, che aveva seguito il down all’inizio del percorso, è la prima vittima sacrificale di questo “avvento” (viene infatti ucciso da Harry in un incidente stradale).
Il cane è il patto d’amore, di fedeltà e alleanza tra specie diverse, un patto in orizzontale che si incrocia in verticale con quello tra l’uomo e Dio, che oggi non è più sentito perché ha esaurito nel tipo di civiltà umana che abbiamo creato la sua funzione e ragione d’essere, e che quindi va rinnovato. Ma quale uomo, con quale Dio deve entrare in contatto? Sotto le apparenti spoglie (dal latino spolium, pelle) dell’incontro tra due diversi individui, di tutto questo si parla nel film in oggetto, dell’evento di trapasso che ci attende di compiere e che già si profila all’orizzonte, semplicemente perché ce lo immaginiamo, ne abbiamo bisogno, e non c’è cosa che appaia, che prima non sia stata “immaginata”, da chi non lo sappiamo.
Per capire in modo anche semplice e immediato quanto il pensiero si è allontanato dalla vita, basta seguire nel film la brillante esposizione delle regole fondamentali cui un perfetto venditore deve attenersi anche nella vita, tutte incentrate e sull’esteriorità, sulla negazione del contrario e sull’uso strumentale dell’altro. Ecco, Harry è la più perfetta incarnazione di questa logica separativa, che prima ancora di essere logica di profitto è logica di morte. “Guardatevi con più fiducia!”, viene detto alla coppia che posa per la pubblicità alla Future Bank, “Fiducia in che cosa?”, rispondono loro.
Prima che le vite parallele dei nostri due protagonisti giungessero al punto di confluenza, serpeggiano segnali di crisi: entrambi hanno un rapporto fantasmatico (George col fantasma “reale” della defunta madre, e Harry col fantasma “allucinatorio” della moglie separata) e in entrambi i casi si verifica una disattesa (George aspetta invano che la madre venga a prenderlo per le vacanze, mentre le figlie di Harry lo aspettano invano alla stazione per l’appuntamento concordato). Ma c’è una differenza fondamentale nel loro patire: George, essendo un diverso, patisce per un’emarginazione socio-affettiva che il mondo esterno opera nei suoi confronti, mentre Harry patisce per un’emarginazione socio-affettiva che lui stesso compie nel mondo.
Dopo i contrasti iniziali, di cui per rilevanza simbolica ricordiamo solo l’episodio del reciproco buttar fuori dal finestrino dell’auto l’oggetto di maggiore importanza (la scatola di cioccolatini per George e il telefonino per Harry, equivalenti simbolici della stessa funzione psichica a orientamento contrapposto: il legame simbiotico con la madre per l’uno, e col padre-azienda per l’altro), il rapporto comincia a registrare anche momenti di grande comprensione umana e scambio emotivo, con una sempre più attiva partecipazione dell’uno nella vita dell’altro. Fino al sacrificio finale di George come supremo atto d’amore per una redenzione non solo individuale, in riferimento diretto a Harry, ma anche collettiva (tutti coloro che lo hanno incontrato anche solo per un istante canteranno insieme la stessa canzone). A questo giungerà attraverso il dialogo costante con la madre (la vasta e sconfinata comprensione dell’amore, da cui si distaccherà il miraggio compensativo-allucinatorio di una vita felice rappresentata per George dal cantante Louis Mariano e, in parallelo, dalla Future Bank per Harry) che lo guida puntualmente in tutto questo percorso verso la presa di coscienza della propria radicale diversità, del proprio essere in esilio nel mondo, ma col compito “umano” di salvarlo dal proprio auto-annientamento.
Saranno necessari quattro passaggi, di cui rimandiamo ai lettori il significato simbolico: l’“incisione” della data del compleanno della figlia di Harry, fatta da lei stessa sul palmo della mano di George; l’irruzione nella banca di tutti i down dell’istituto; la riattivazione del luna park antistante la casa delle figlie di Harry; l’ultimo estremo tentativo di assimilarsi al “normale”, quando l’amore con la compagna down si rivela irrealizzabile concretamente. Precipiterà dal tetto della Future Bank (rovesciamento della logica del sistema), trovando finalmente accoglienza e dimora nell’unica piccola verde aiuola quadrata sottostante l’edificio, come fosse una tomba già da tempo preparata per lui, da cui si libra l’ultima coccinella (la piccola grande anima di George).
Letto in chiave universale, Harry, e noi tutti attraverso di lui, ha così recuperato la dimensione affettiva originaria da cui si era alienato, per il salto antropologico ormai sempre più improcrastinabile. “L’ottavo giorno Dio creò George e vide che era buono”. Ma per riprendere la domanda fatta in precedenza: chi è questo Dio che creò George? E quale Dio risulta invece