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L'INCUBO GLOBALE
Prospettive junghiane a proposito dell'11 settembre
Autore: AA. VV.
Editore: Moretti & Vitali
Anno: 2002
Freud e Jung, i padri fondatori della moderna psicologia del profondo, sospettano che la morte abbia tanta attrazione per gli esseri umani quanta ...
 

Recensione di: Elena Buzzetti
Inserita il: 19/03/2004

 

Raccolta di scritti curata da Luigi Zoia (già Presidente dell’Associazione Internazionale di Psicologia Analitica che svolge la sua attività di psicanalista fra Milano e New York) per provare ad indagare la grande tragedia della globalizzazione dell’ombra-collettiva di cui agli eventi dell’11 settembre/marzo/…
Importante, a mio avviso, la forma della raccolta di riflessioni, scritte a più mani, raccontate a più voci (Buffagni, italiano, autore drammatico; Dhaoui, tunisino, psichiatra e psicanalista fondatore di un gruppo di ricerca transculturale; Giegerich, tedesco, psicologo ha pubblicato un vasto studio sulla bomba atomica; Guggenbuhl-Craig, svizzero, psichiatra e psicanalista junghiano; Hillman, americano, filosofo, scrittore e psicoanalista junghiano; Kast, svizzera, docente di Psicologia a Zurigo; Stirnimann, brasiliano, psicologo e filosofo; Ulanov analista junghiana, docente di Psicologia e Religione presso l’U.T.S, di NewYork; Williams, americano, analista junghiano) per provare a trarre dalla ferita aperta il vero spunto evolutivo, considerando la ferita stessa come una possibilità di indagine nel profondo collettivo, percependo il momento di rottura come la possibilità di “vedere” seppur in modo drammatico l’ombra custodita “sotto” in una società che tende a guardare sempre e solo “sopra”, “più in alto”, “più avanti”.
Il contemporaneo porsi di più voci, inoltre, consente di vedere i due aspetti del “problema”, perché se il “terrorismo” è l’ombra dell’occidente, è pure vero che la “cultura occidentale” è l’ombra della “cultura araba” ed è parimenti da verificare perché le reazioni a questi nostri nuovi tempi ci portino comunque ancora a valutazioni dicotomiche “giusto/sbagliato”, “cattivo/buono”, “noi/loro”.
Riflettere dunque sull’apparente contraddizione di una voragine aperta sotto due torri, di un dio “buono e giusto” che deve essere radicalmente tale e tale non può essere se radicalizzato, sul terrorismo (che non è solo mussulmano) come terrore profondo del nostro tempo, ma anche come terra sulla quale il conflitto fra Eros e Thanatos deve essere visto e non negato.
Un libro da leggere che spero vi lascerà, come ha lasciato a me, la voglia di discuterne e di proporlo ad altri.

ellabuzz@virgilio.it

 
 
 
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