L'EFFETTO SULLA PSICHE
"Il film dell'orrore può scombussolare la psiche? Macché!" taglia corto il dottor Ignazio Senatore. E se lo afferma lui: psichiatra e psicoterapeuta all'Università di Medicina 'Federico II' di Napoli, è nome di punta tra gli studiosi dei rapporti tra cinema e psicoanalisi (a marzo, il suo nuovo libro: Cinema mente e corpo per Zephyro Editore.
"Gli impressionabili trascorreranno qualche notte con la luce accesa in camera. Tutto qui. Sinceramente, mai incontrato pazienti che hanno finito per sviluppare disturbi da attacchi di panico o d'ansia dopo la visione di un horror. Che potrebbe rivelarsi perturbante solo per chi già sta vivendo una situazione di fragilità, d'inquietudine, di sofferenza psichica... ma in generale i giovani (sono gli adolescenti i maggiori consumatori di tali pellicole) hanno fame di brividi, di sensazioni estreme. Inseguono la 'prova di coraggio', e la soddisfazione di poter poi fregiarsi con gli amici: ecco il successo delle montagne russe o delle 'case dei fantasmi' nei luna park".
INFANZIA E FIABE NERE
E poi diciamocelo: tutti noi cresciamo a 'pane & orchi'. Tra lupi che sbranano nonnine e streghe ipermalvagie. Con scopi edificanti, però, "perché il piccolo ha bisogno di 'imbrigliare' in immagini i suoi timori corporei". Nelle favole nere (e nel cinema horror) si sprecano le bocche zannute che dilaniano-straziano... Un caso? La voracità, spiega Senatore, è parte del normale sviluppo psichico infantile. Si parla di 'sadismo orale' una fase naturalissima, in cui il bimbo prova piacere nell'aggredire il mondo e il prossimo con la bocca. Allora, verrebbe da dire, fantasticare orrendamente è attività salutare anche perché "dà all'esistenza un fascino che ci dispiacerebbe perdere". Parole di Carl Gustav Jung. E se i cinema di domani, a caccia di inedite emozioni, dovessero atrtezzarsi con disposizioni hi-tech a base di calibrati campi elettromagnetici, per titillarci l'amigdala? Pensate: nella visione di un horror la paura verrebbe triplicata. Altro che 3D. Sarà cinema... 3P!
Articolo apparso sulla rivista OGGI del 24/02/2010