L'analisi delle paure legate all'immaginario cinematografico, e prima ancora letterario, è condotta in modo profondo da Riccardo Strada, con nobili riferimenti a pensatori quali Heidegger e Freud. La conoscenza dei clessici dell'orrore da Dr. Jeckyll e Mr. Hide a Frankenstein, da Dracula ai più violenti serial killer, permette all'autore di analizzare la follia dei protagonisti di queste storie ma anche di chi li sta a guardare, dello spettatore. Spesso bisogna lasciarsi andare alla finzione cinematografica, bisogna darle credito, altrimenti non sortisce alcun effetto su di noi. Ci si abbandona a credere che davvero un essere inverosimilmente mostruoso potrebbe attaccarci e spaventarci. Ma credo che l'analisi del rapporto tra la paura e il film diventi in questo libro ancor più efficace nel momento in cui la paura e lo spavento diventano concretamente verificabili nella realtà dei fatti. Quando il terrore è dimostrabile ci si rende conto davvero della sua potenza e della sua capacità di inchiodarci alla poltrona anche dopo la fine del film. Per questo gli ultimi capitoli del libro di Strada, riguardanti il killer, gli handicap, la vecchiaia e la paura della fine intesa come apocalisse, disastro atomico o più semplicente decesso post-anzianità, sono quelli più efficaci, perchè vanno oltre l'analisi delle paure più classiche ispirate dal cinema, quelle dei "mostri sacri", perchè sono più attuali, riscontrabili davvero giorno per giorno. Un ruolo importante rivestono anche le superstizioni e le religioni, parte fondante dell'immaginario di Pupi Avati (un'intervista al regista proprio su queste tematiche è riportata a conclusione del volume), autore di ottimi horror film a inizio carriera, quali La Casa dalle Finestre che Ridono, Zeder o Balsamus, l'uomo di Satana. La presentazione del libro è di Carlo Lucarelli.
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