Contributi: Chabert Catherine, Donnet Jean- Luc, Fédida Pierre, Green Andrè, Widlocher Daniel
Gli stati limite: nuovo paradigma per la psicoanalisi, macchia cieca della teorizzazione o patologia al limite della pensabilità? Il pensiero psicoanalitico qui rappresentato oscilla fra queste differenti direzioni, mostrando le complicazioni (e la ricchezza) insite nell'utilizzo della categoria del "limite". Una prospettiva siffatta, che cerca di andare oltre la costruzione di una categoria diagnostica che non è inscrivibile nella nevrosi o nella psicosi, mette in luce, in primo luogo, le conseguenze derivanti dalla presa in carico di tali pazienti e il decentramento che si produce nella vicenda teorico-clinica. In tal modo, lo stesso dibattito sulla realtà o meno di questa patologia appare decisamente sopravanzato dalle emergenze e dalle variazioni subite dal dispositivo della cura. Tutto, dal setting all'interpretazione, dal ruolo dell'analista alla possibilità di rappresentazione, appare messo in discussione. Da una parte gli stati limite sembrano indicare le caratteristiche di una nuova malattia dell'anima. Ma nel mettere in tensione gli assunti fondamentali della prospettiva analitica, essi sono divenuti col tempo una prospettiva per reinterrogare l'apparato psichico e la psicoanalisi così come noi la conosciamo. Questa dimensione, appunto, di "limite", appare come una delle principali modalità attraverso cui si è delineato, negli anni, il conflitto fra una reinterrogazione delle prospettive metapsicologiche della psicoanalisi e il suo abbandono polemico, fra il mantenimento di una coerenza possibile e una necessaria e a volte superficiale infedeltà. |