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La psicologia del profondo di C.G. Jung ed il mysterium iniquitatis dell'alchimia
Diego Pignatelli Spinazzola
Autore e scrittore di libri ad orientamento junghiano umanistico/transpersonale
 

La psicologia del profondo di C.G. Jung ed il mysterium iniquitatis dell'alchimia:
tra
ineptia mysterii dogmatica e sintesi teologica

C.G. Jung, in molti dei suoi saggi sull'alchimia, raffigurava l'incredulità teologica come un ineptia mysterii o mysterium iniquitatis. Per la teologia, l'imaginatio a cui Jung faceva riferimento, l'impossibilità di conoscere Dio se non con un atto di fede o tramite deo concedente, erano questi i dogmi unilaterali che lo stesso Jung, indagava aprendo varchi di quel mysterium iniquitatis, e seguendo l'esempio degli gnostici. Come vera e propria teologia, l'alchimia, basa le proprie premesse su quelli che Jung descriveva come "fatti psichici". Al pari di mistici, i precursori della linea alchemica e quindi della teologia del profondo di Jung, complementavano le proprie teorie sulle proiezioni di contenuti psichici, che sprofondavano nella materialità inconscia, dandole corpo sottile, quell'amplificatio che si ritiene essere un’ermeneutica di "fantasie" consce e preconsce e che redimevano la materia corporalis. Nella compagine di questi studi e ricerche, i processi di distillazione e solidificazione della materia (solificatio) ne davano corporalità volatile e spirituale. Nella coniunctio di zolfo (verderame) e mercurio, la sintesi avveniva nell'immergenza del symbolicum e nella coagulatio degli elementi attraverso quattro distinte fasi del processo (regimina), all'attualizzazione del lapis filosofale, pietra costituente l'imago lapis cristica, che ogni alchimista rendeva viva ed angularis, proprio perchè rigettata dai costruttori, e sovente ritenuta pietra incorruttibile, aqua divina, e filius macrocosmii, il servator a cui spettava la suprema opera di redenzione. Il mercurius philosophorum, così lo chiamavano gli alchimisti, era un ambivalente ma anti-dogmatica entità fugace, che faceva la disperazione di ogni alchimista, perchè proposito ed intendimento dell'opera era fissare questa forza mercuriale, con lo zolfo anch'esso mercuriale ma umido, stagnante e stabile. Il sale solvente doveva invece fissare le due componenti solfuree e mercuriali, appunto con coniunctio salina. La totalità del processo costituiva simbolicamente il monstrum hermaphroditum, il filius noster, serpente ed unicorno, agathodaimon per gli gnostici. Teologicamente queste allegoriae costituivano un paradosso che solo l'alchimia poteva risolvere, restituendo alla funzione inferiore, ctonia, il vero posto che le spettava, ciòè quella di Salvator. Mercurio come glutinum mundi, e divinità ctonia, attuava così la coniunctio di elementi che nella psicologia del profondo di Jung divengono necessari al completamento della funzione simbolica della psiche, ossia rappresentando una funzione di sintesi costruttiva ermeneutica che compensi non solo l'unilateralità del dogma cristiano, bensì anche l'unilateralità della coscienza, staccata dalle fantasie e dalle immagini inconsce. Il Cristo, per accendere la luce nelle coscienze, richiede l'oscurità, la residenza ctonia. Ed è per questo che si ritiene essere un Cristo gnostico, portatore di tenebra, la cui vera matrice, Sophia, è redentrice. E questo Jung lo aveva ben compreso, rilevando i motivi mitici del mitologema cristiano, che inconsciamente o non inconsciamente proiettati, ogni alchimista si portava dentro. Redimendo la sua condizione psichica, l'alchimista portava interrogativi sul cosmo animato e non animato, cosmo e microcosmo. Per questo motivo egli individuava nei simboli della circulatio, da Jung definito mandala, rotatio, l'ordinamento di un universo (vedi Jacob Bohme) che non si fermava all'ineptia mysterii teologica, incline a disapprovare tali eresie. Gli gnostici, hanno per primi aperto il campo all'indagine psichica, seguiti dagli alchimisti che si proponevano come medici, astrologi, fisici, matematici. Questa profonda comprensione dell'universo interiore, faceva degli alchimisti dei cercatori di un aurum non vulgi, aureo e subliminare; una ricerca della natura perfetta, che solo pochi hanno saputo tenere in vita. C.G. Jung è riuscito ad esplorare quella cripta ermetica, quel lapis invisibilitatis, che circondava di un alone di mistero questi antichi teologi. Va a Jung il merito di aver ampliato le conoscenze alchimistiche, ossia quei residui di una lettura pagano-gnostica che ci viene da Paracelso, Michael Maier, Gerhard Dorn, Zosimo di Panopoli, Arnaldo de Villanova, Basilio Valentino, Tertulliano, ed altri celebri gnostici ed alchimisti. La via regia per l'inconscio vedeva consolidare tra la psicologia del profondo di Jung e l'alchimia, con i suoi processi inconsci di proiezione sulla materia, un gemellaggio, che concesse all'alchimia, non solo il primato di scienza psichica inerente proprio ai processi inconsci, ma anche di una scienza "riscattata" da vera e propria superstite (dai lavori di Jung) di una coscienza in cui contenuti e raffigurazioni mitiche erano ancora mescolate e pervenute nell'individuo, al di fuori del mutamento storico e psicologico che segnerà quasi e per sempre la fine di una convivenza pacifica con l'inconscio.

Diego Pignatelli Spinazzola

Riferimenti:   

C.G. Jung, Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red, Milano 2007.

C.G. Jung, Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.

C.G. Jung, Tipi Psicologici, Newton Compton, Roma 2009.

C.G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton Compton, Roma 1989.

C.G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton, Roma 2006.

C.G. Jung, Aion: Ricerche sul Simbolismo del , in Opere Vol. 9**, Bollati Boringhieri, Torino 2005.

C.G. Jung, Psicologia e Alchimia, in Opere Vol. 12, Bollati Boringhieri, Torino2006.

A. Robb, Alchimia e Mistica, Taschen Koln, 2011.

J. Hillman, Anima: Anatomia di una nozione personificata, Adelphi, Milano 2005

 
 
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