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Tracciando le linee psico-evolutive di un indagine archetipica junghiana
Diego Pignatelli Spinazzola
Autore e scrittore di libri ad orientamento junghiano umanistico/transpersonale
 

Tracciando le linee psico-evolutive di un indagine archetipica junghiana: il nucleo delle ricerche etno-psichiche da Jung a Neumann

Junghianamente parlando le determinanti archetipiche figurano come configurazioni strutturali dell'inconscio, categorie aprioristiche fondate su nuclei mitologici dell'esperienza umana. In una sede più specifica come quella analitica, gli archetipi fungono da complessi emotivi ma le loro dinamiche risalgono a conformazioni arcaiche della psiche, addirittura anteriori ad essa. Gravitando queste conformazioni strutturali, la psiche gravita le costellazioni archetipiche dell'inconscio. La psiche dei bambini conformemente a quella dei primitivi, tenderebbe ad una participation mystique con suddette categorie. Allineandosi alle esperienze primordiali seguendo quella matrice filogenetica della specie, il bambino, come la psiche primitiva e quella creativa dell'artista, individuano nelle categorie archetipiche delle strutture-meta linguistiche, e mitopoietiche che nel propinarsi dell'inconscio e nel tentativo metapsichico di decifrare l'archetipo madre dell'esperienza, rispondono a dei propri codici immaginali e psichici, direi codici archetipici. Un altra matrice universale che non solo amplifica in senso junghiano, l'appercezione mitica di queste esperienze primordiali che l'umanità ha attraversato ma che anche la psiche e soprattutto quella in condizioni anomale, psicotiche, attraversa nel proprio percorso ontogenetico.

E se l'ontogenesi è una ricapitolazione della filogenesi della specie umana, come anche Neumann rileva in Storia delle Origini della Coscienza (1949), un opera direi capitale dell'excursus archetipico e psico-storico della coscienza attraversata dalla ricapitolazione, e del cospicuo edificio neumanniano; è nella stessa psicosi, quel progetto esistenziale che cerca di tradurre l'esperienza psicotica in materiale genuino di un esperienza e di un mondo preservato nella visione degli antichi. Nel travaglio della nevrosi, l'individuo cerca di realizzarsi (Tedeschi 1978 in E. Neumann, Storia delle Origini della Coscienza, Astrolabio-Ubaldini Editore Roma). Gli junghiani che tenevano all'approccio classico, cioè quello di C. G. Jung, da Erich Neumann, a Marie-Louise Von Franz, ebbene questi hanno per noi aperto dei profondi solchi, illuminando un percorso pionieristico da loro tracciato con profonde immagini mitico-simboliche che come lastre fotografiche o radiografie di quel percorso archetipico ed etno-psico-storico dell'umanità, ne hanno amplificato i profondi strati dell' inconscio. Strati di una psiche che fonda le radici in quel deposito ancestrale, ma anche in quell'antico classicismo dell'occidente, per sua natura, imperniato di profondi contatti transpersonali e mito-simbolico-religiosi. In quel punto, la psiche costellata di archetipi, raggiunge il culmine di un evoluzione spirituale e culturale per dirla in termini mito-simbolici junghiani. E così che la psicologia analitica si rivolge a ricerche ed indagini che mappano la psiche individuale in territori etno-antropologici di quell'esperienza religiosa che comune denominatore di tutte le culture e di quel substrato indigeno, autoctono, etnico e che noi privilegiamo con il nome di inconscio collettivo, ebbene è da quella genuina esperienza che la psiche emerge in toto.

La ricerca etno-psicologica e mitologico-comparata che attraverso l'indagine della psicologia del profondo, mappa questi antichissimi strati dell'inconscio, è meritevole in quell'indagine etno-comparata di amplificazione di cui la psicologia junghiana si rende merito. Jung ed i colleghi, da Neumann, alla Von Franz alla Jacobi, si sono diretti all'interpretazione pagano-gnostica ma anche alchimistica di un anima che reclamava quei profondi territori. Ci si rivolse all'alchimia araba, all'Egitto, con il libro dei morti e le discese nei sotterranei di Osiride, la misteriosa porta alata dei sumeri, con i corrispettivi dolmen della rinascita, o secondo il mito dell'oltretomba Egizio e della risurrezione e discesa notturna del mito solare di Amduat (Neumann 1956, Theodor Abt 2003). Erano questi territori sacri, che potevano essere protetti da occhi indiscreti e profani, territori che proponevano non solo un indagine psico-storica ma soprattutto un indagine tesa a proporre ed introdurre le importanti aree archetipiche ed immaginali della psiche, che per Jung ed i suoi colleghi, in primis, rappresentavano un materiale inestimabile. Consegnatoci le prime pionieristiche ricerche ed indagini del profondo in merito al materiale dei suoi ultimi lavori, Psicologia ed Alchimia (1944) ed Aion (1951), in cui viene analizzato il simbolismo cristico e paleo-cristiano, di derivazione gnostica, Jung lasciò un affascinante ma frammentario materiale, datosi le sue esplicazioni metaforico-narrative con nessi sparsi che hanno dato i primi segnali di quel mundus imaginalis delineato da Jung e che avrebbero dovuto anche secondo quella discontinuità narrativa di Jung ma inesorabilmente affascinante, amplificare l'indagine etno-psicologica e le profondità della psiche nell'analisi dei sogni rivolta però al metodo di immaginazione attiva fondato dallo stesso Jung. Un metodo che consentiva per via diretta e come un wakeful dream, quell'accesso a quelle regioni dirette dell'inconscio ancora inesplorato.

La ricerca si forniva di un indagine psico-immaginale, per dirla in in termini junghiani, di un ermeneutica del tutto innovativa, perchè rivolta alla dimensione transpersonale degli archetipi. Come radiografie del travaglio filogenetico, questo profondo materiale, andava a costituire l'inconfutabile prova di un magazzino della psiche dove queste immagini primordiali dell'umanità, erano conservate e più precisamente di quell'inconscio collettivo che rappresenta la base impersonale di queste immagini organizzate e strutturate secondo patterns of vision, per l'appunto la struttura archetipica conforme alla psiche individuale e connessa all'inconscio collettivo, il cui profondo strato unitario, è la base di motivi mitologici di tutte le culture e di tutti i popoli. Scovando le catacombe della psiche, Jung potè portare alla luce i suoi profondi contenuti che vivevano nei processi inconsci dell'uomo moderno. Quel tesoro difficile da raggiungere era stato rinvenuto grazie alla poderosa opera di Jung, promettente direi, perchè gli stessi Neumann, Jacobi, Von Franz che vengono ritenuti degni eredi delle teorie originarie di Jung, hanno potuto impostarne le coordinate a noi del tutto accessibili. Spetterà alle nuove generazioni, introdurre negli anni a venire, come già è stato fatto nel recente tentativo di portare alla luce il misterioso diario segreto di Jung: il Libro Rosso (Shamdasani, Bollati Boringhieri 2010) e rinvenire nuovo materiale dall'opera junghiana del Maestro. E' il caso di un Neumann, che ha non solo ampliamente delineato una psico-genesi evolutiva ed archetipica della coscienza, proponendo in un linguaggio poetico-immaginale quella suddetta narrativa psico-storica costituita di linee archetipiche tracciate dall'umanità antica e dal suo corrispettivo linguaggio simbolico ma anche nell' esaustiva narrazione archetipico-evolutiva dell'inconscio e nelle sue linee guida (di Neumann)  nelle configurazioni dell'Archetipo del Femminile (La Grande Madre 1956). Neumann se non altro più che Hillman, si ritiene essere quel depositario dell'approccio junghiano classico, ossia di quell'approccio per certi versi pionieristico che teneva ben considerazione della psicodinamica archetipica junghiana al punto da innalzarne un kolossale e perspicuo monumento.

Diego Pignatelli Spinazzola


Riferimenti:

Jacobi J., Complesso, Archetipo Simbolo nella Psicologia di C.G. Jung, Bollati Boringhieri 2004 Torino.

E. Neumann, Storia delle Origini della Coscienza, Astrolabio Ubaldini Editore 1978 Roma (con prefazione di Gianfranco Tedeschi) .

E. Neumann, La Grande Madre: fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio, Astrolabio-Ubaldini Roma1981.

C.G. Jung, Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red Milano 2007.

C.G. Jung, Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.

C.G. Jung, Tipi Psicologici, Newton and Compton editori Roma 2009.

C.G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton and Compton editori 1989 Roma.

C.G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton Editori 2006 Roma.

C.G. Jung, Aion: Ricerche sul Simbolismo del , in Opere Vol 9**, Bollati Boringhieri, Torino 2005.

C.G. Jung, Psicologia e Alchimia in Opere Vol 12, Bollati Boringhieri editore 2006 Torino.

C.G. Jung, The Red Book (liber novus) edited by Sonu Shamdasani, Norton publication New York/London 2009.  

Von Franz, Alchimia, trad. Renato Oliva, Torino: Boringheri, 1984; ivi: Bollati Boringhieri, 1997

Abt Theodor, Knowledge for the Afterlife: The Egyptian Amduat, Daimon Book 2003.

 

 

 
 
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